UNA GIORNATA CON I TESTIMONI – racconti dai seminari di contromafie 2009
02 nov 2009 2 commenti
in incontri, news Etichette: antimafia, camorra, contromafie, libera, mafie, roma, testimoni di giustizia
di Giulio Caciotta
Entro nel palazzo della provincia in ritardo, alla porta il piantone mi chiede la mia destinazione.
-Testimoni di giustizia- dico trafelato.
-Ah! I pentiti!-
In questa risposta si racchiude tutta l’ignoranza e la solitudine in cui sono calati gli uomini che fanno la scelta di denunciare le mafie. E per essere onesto, ignorante lo sono anch’io. E’ vero che so la definizione ufficiale ma mi accorgerò alla fine della giornata che è quasi tutto ciò che so.
Arrivato alla sala del consiglio incontro Sara, la mia compagna per quel giorno, e ricevo le disposizioni: -Stai alla porta, segna tutti quelli che entrano e assicurati che non abbiano dispositivi per fotografare, i telefonini li possono tenere ma digli di non scattare foto- . Cominciamo.
Dopo i primi uditori arriva un testimone, circondato da guardie del corpo che sembrano levargli anche lo spazio vitale tanto gli stanno addosso.
Chiedo il nome a tutti, una cosa stupida, un agente di scorta non può fornire le sue generalità, ne va della sua salvezza e di quella del testimone. Mi rendo conto in quel momento che non sarà proprio un lavoro rilassato.
Arrivano ancora testimoni e uditori alla spicciolata, non riesco a fare un buon lavoro, alle persone con lo zaino chiedo se abbiano macchine fotografiche. Forse ne salto qualcuno, non ne sono sicuro. Per un momento mi assento per accompagnare un conferenziere perduto e vengo sostituito.
Quando torno al mio posto non trovo nessuno, gli interventi sono già cominciati, Sara sta dentro a registrare e io rimango fuori. La conferenza si sente in filodiffusione e mi trovo ad ascoltare storie di persone che dopo aver denunciato i loro estorsori hanno perso la possibilità di avere una vita normale.
Andare al teatro, fare le vacanze estive, fare sport, tutto quello che ci può venire in mente e che coinvolge il contatto con il mondo esterno diventa per loro difficilissimo. E questo se sei fortunato e capiti in una zona dove ci sono i mezzi, altrimenti la scorta te la scordi.
Ricordo le parole di uno di loro che dopo aver denunciato quindici camorristi e con il processo di primo grado ancora in corso doveva andare in giro per la città da solo, le minacce di morte ormai non le contava più.
Una frase si sente spesso: TESTIMONI DI SERIE A E TESTIMONI DI SERIE B.
Parla un altro, racconta come i suoi colleghi industriali abbiano apprezzato la sua scelta di denunciare, ma non si siano sentiti di seguirlo, tutti lo sanno che fare il testimone di giustizia vuol dire rovinarsi la vita, a patto di averne ancora una. E così via. Faccio un tour attraverso le difficoltà enormi di queste persone.
Parla un avvocato che difende i diritti dei testimoni, incredibile ma queste persone devono combattere per avere assicurate cose come una scorta o un sussidio per vivere decentemente.
La legge parla esplicitamente di “mantenere il tenore di vita precedente alla denuncia”. Viene da ridere.
Si parla ancora di alcune zone, certe parti della Sicilia ad esempio, in cui denunciare equivale a perdere tutto, dove si sa che le forze dell’ordine non ti aiuteranno, sono anni che chiedono rinforzi di organico e non arriveranno mai, si citano i dati, si fanno i conti di quanto costerebbe aiutare veramente tutti i testimoni, sono cifre irrisorie rispetto al budget dello stato o anche solo rispetto a quello di qualsiasi forza dell’ordine. Non è strano, quelli che denunciano sono comunque pochi anche se di enorme importanza. Capisco che c’è una volontà politica, certe zone non vanno toccate, chi sa a chi fanno comodo. Ma mi devo essere sbagliato, non è possibile, devo aver capito male.
Esce improvvisamente un uomo. Ha due macchine fotografiche appese al collo nemmeno faccio in tempo a seguirlo che tre uomini, tre Carabinieri, lo seguono, lo bloccano e gli chiedono le generalità.
Sono gentili e professionali, controllano le foto fatte e prendono i dati del fotografo. Lo fanno andare. Io in teoria non ho colpa, la macchine erano in uno zainetto e non avrei certo potuto perquisirlo, comunque mi rendo conto delle decisioni che devono prendere questi uomini tutti giorni. E li ammiro. Non parlano quasi per niente ma capisco dalle poche parole che scambiano fra loro che sono per lo più del sud, sembrano Napoletani. Sarà una coincidenza.
Non c’è molto altro da dire, la giornata finisce bene e posso scambiare un po’ di parole con Sara. E’
molto simpatica. Me ne vado a casa.
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La mitica telejato
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nov 02, 2009 @ 19:28:47
bravo giulio, bellissimo articolo!!!
marzia
nov 03, 2009 @ 18:15:31
Bellissimo e toccante racconto……